Il nord è in ripresa, il sud soffre: la crisi delle aree industriali di Messina e Milazzo



Migliaia di posti di lavoro cancellati, nessun segnale di ripresa, salari che hanno visto addirittura pagamenti di cinque euro l’ora, come recentemente scoperto nella centrale A2A, un impoverimento della provincia che continua inesorabile. E’ questo il quadro drammatico emerso dal XVI Congresso provinciale della Uilm Messina, la federazione dei metalmeccanici che ieri mattina si è riunita all’Eolian Hotel di Milazzo alla presenza del segretario generale della Uil di Messina Ivan Tripodi.

Il segretario Pasqualino Rizzo ha fotografato il lavoro svolto dalla federazione negli ultimi quattro anni, un periodo che si è confermato difficile e complicato nel settore dell’industria e dei metalmeccanici, soprattutto per Messina e la sua provincia. Un periodo nero per l’intera Sicilia, come ha ribadito il segretario regionale Silvio Vicari, che ha puntato i riflettori su infrastrutture e dialogo con il governo sia regionale sia con quello che sarà il nuovo governo nazionale, per provare a dare a questi territori le risposte che servono per tornare ad essere attrattivi nei confronti di chi dovrebbe investire anche al sud. Perché, come ha detto il segretario nazionale della Uilm, Roberto Toigo,  c’è un’Italia totalmente divisa in due: un centro-nord in netta ripresa, un sud che non riesce a uscire dalla crisi.

Dal punto di vista industriale, la provincia di Messina è divisa in due grandi territori: quello della città e quello di Milazzo. In città è rimasta, anche se fortemente ridimensionata, la cantieristica navale, mentre a Milazzo c’è un’area industriale mal ridotta, con strade colabrodo e un servizio polifunzionale rimasto cattedrale nel deserto. La Ram è una storia a parte”. Ha esordito così il segretario Pasqualino Rizzo, che ha poi parlato del lungo cammino fatto dal sindacato a livello nazionale in questi anni e di quello che la Uilm di Messina ha fatto sul nostro territorio.

“Da quando si è aperta la crisi dieci anni fa, Messina è stata massacrata. In città la cantieristica navale è stata fortemente ridimensionata pur rimanendo la presenza della ex Smeb, oggi Palumbo, e della ex Rodriquez, oggi Intermarine, tanto denigrate ma che tuttavia riescono a tenere in vita lavoro e salari. Per il resto nulla. Strade indecenti, infrastrutture inesistenti o fatiscenti, come la zona industriale di Giammoro, dov’è stato costruito e abbandonato un palazzo che doveva fornire servizi di ogni genere ai lavoratori (mensa, posta, banca) e che oggi è ridotto a scheletro. Si doveva costruire un pontile a servizio della Duferdofin, che avrebbe consentito all’azienda di risparmiare sul trasporto gommato. Dal 1995 solo qualche giorno fa hanno iniziato i lavori e si sono subito fermati perché hanno scoperto che vi erano cavi elettrici e telefonici da togliere. Dopo 22 anni di assegnazioni, rinvii, gare, problemi, anche la burocrazia ha messo i bastoni tra le ruote. Il pontile però resta un’opera indispensabile per lo sviluppo di una zona martoriata in questi anni di crisi. Una zona definita industriale ma che ha visto sparire molte aziende, come la Cometra.

Da anni sosteniamo che la zona industriale di Giammoro doveva essere sede naturale del Porto di Messina perché avrebbe liberato Milazzo e Messina dai mezzi pesanti. Invece la politica ha deciso di spendere i soldi a Tremestieri per risparmiare, finendo per spenderne molti di più ad ogni sciroccata che ferma il porto.

Come in ogni campagna elettorale si è anche tornato a parlare di Ponte sullo Stretto e come accade da quarant’anni c’è sempre qualcuno che dice che non si possono unire due aree deboli. Questo è vero. Ma si possono fare le infrastrutture che arricchiscono quelle aree rendendole più vicine al resto d’Italia e più attrattive nei confronti degli investitori.

Unica realtà che esce da questo scenario drammatico è la Ram, in cui c’è piena occupazione e si fanno accordi per migliorare i salari. In quest’area abbiamo raggiunto accordi ed equilibri che tengono conto delle paghe e delle garanzie occupazionali”.

Adesso si apre una nuova stagione per la Uilm di Messina che si troverà davanti le sfide occupazionali di un settore in crisi e dovrà anche individuare chi guiderà la federazione tra quattro anni.