Intervista a Loredana Polizzi: "Servono interventi urgenti o non ci riprendiamo più". La cultura infatti è diventata la Cenerentola del Paese
Il mondo del cinema, quello dello spettacolo e della cultura è stato quello più penalizzato dall’inizio del lockdown ad oggi. Chiusi per oltre un anno e senza spiragli nonostante vi siano le possibilità per riaprire in sicurezza. E’ un mondo ignorato che pure ha un enorme indotto, come ci spiega Loredana Polizzi in questa intervista: “Non devono riaprire solo le sale, ma anche essere riattivate le produzioni. Non si tratta soltanto di riaprire cinema e teatri ma di riattivare tutto il settore. Senza interventi rischiamo di non rialzarci più- Quel che è peggio è che siamo stati ignorati da tutti, non c’è stato alcun tavolo tecnico che tenesse in considerazione il nostro settore” INTERVISTA DI ROSARIA BRANCATO E MATTEO ARRIGO
Il vero problema è che Conte, prima, e Draghi, adesso, hanno diversamente pensato alla vostra esistenza. Erogando contribuiti a perdere per il reddito di cittadinanza (e finiamola che è stato dato il pane a chi non lo aveva, gentilmente! Guardiamo a quanti malavitosi ne hanno usufruito e quanti scansafatiche! Si da lavoro, non redditi che pongono condizioni di sudditanza da prima Repubblica!) e per bonus su biciclette e monopattini (prodotti regolarmente in Cina e non Italia!), hanno fatto saltare il banco dei conti pubblici, non trovandosi nelle condizioni di potere erogare contributi alle diverse classi produttive che ne avevano, hanno, sacrosanto diritto e necessità. Continua anche Draghi, con ministeri di dubbia utilità per l’ambiente (che si cura da solo e non ha bisogno di noi a fare altri danni!) e pochi fondi per le attività di cui sopra. A rendere tutto scandaloso anche le modalità di aperture e chiusure: si fa diffondere il virus quando lo si dovrebbe frenare, con zone gialle discutibilissime, però si deve chiudere tutto a Natale e Pasqua, ovvero quando le attività hanno eventualmente maggiori possibilità di incassi. Eh no, il virus si frena prima (e non per meno di 5 settimane, seguendo le regole dell’epidemiologia) per poi riaprire quando si deve… Totale solidarietà a tutte le classi produttive ed a tutti i lavoratori onesti (e non sul divano!). Serve a poco, lo so e purtroppo.