Politica

Il disagio sociale a Messina tra sfratti, alloggi di transito e il reddito che non c’è

MESSINA – Gli alloggi di transito con persone che vivono lì da tre anni. L’imminente “sfratto” in via Padova, il 16 gennaio, per quattro famiglie occupanti nel cuore del Rione Ferrovieri. Il caso della signora in ospedale che non può tornare a casa perché un’altra persona si è introdotta abusivamente nella sua abitazione. E c’è pure chi, in alloggi a disposizione di Arisme, occupa la casa da 24 anni, oltre a una decina d’occupanti a Bisconte.

Da una parte una minoranza di prepotenti; dall’altra una maggioranza di persone che vivono emergenze che non si possono definire tali. Sono problemi strutturali sul piano sociale. Non si possono mettere i disagi, come la polvere, sotto il tappeto. Più di quattromila persone, dato in fase d’aggiornamento su Messina e provincia, risultano senza più reddito di cittadinanza e si tratta di una delle situazioni più esplosive. A questo aggiungiamo, secondo il Sindacato unitario nazionale inquilini assegnatari, il dato di “ventimila case vuote in città, mentre migliaia di famiglie, almeno tremila, sono in cerca di abitazione”.

23 milioni per l’acquisto di case a favore di persone con disagio abitativo

Nel vuoto della politica, ci sono poche realtà, come l’Unione inquilini, che svolgono un’azione fondamentale di pungolo nei confronti dell’amministrazione comunale. Ed è una buona notizia quanto ha dichiarato il direttore generale del Comune, Salvo Puccio, a Tempostretto: “Destiniamo 23 milioni per l’acquisto di case a favore di persone con disagio abitativo (extra risanamento). La modifica è stata approvata dal ministero per il progetto Pinqua, Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare”.

Serve un progetto sociale organico

Tutto questo va accompagnato da un progetto sociale organico. Osserva Antonio Currò, segretario dell’Unione inquilini: “Il Comune manca di una strategia nell’affrontare questo tsunami sociale: gli sfratti e gli sgomberi aumentano in un terreno nel quale si è carenti di politiche abitative. Tutto ciò va invece trattato alla stregua degli altri servizi per i cittadini, come elemento essenziale. Da tempo il sindaco ci deve dare risposte sugli abitanti di via Padova e su quelli delle cosiddette case fantasma a Zafferia. Non bastano gli interventi che ha fatto in alcuni casi. Servono un’azione costante e un progetto”.

In più, le recenti polemiche su Messina Social City devono servire per accendere i riflettori sulle politiche sociali e rafforzarle, entrando nel merito delle questioni. Non è un impegno facile quello dell’assessora Alessandra Calafiore. E da una dialettica con l’Unione inquilini e le forze politiche, associative e sindacali, quelle interessate davvero ai problemi e alle ingiustizie, possono nascere soluzioni nuove. Più attenzione e risorse in questo campo sono fondamentali, al pari della necessità di rafforzare il lavoro e la formazione.

In sostanza, serve un fronte comune dall’alto e dal basso, anche nel conflitto, per immaginare nuove soluzioni all’altezza della crisi economica e sociale in cui siamo immersi. Non è semplice ma non c’è alternativa, se non la resa.

Nella foto Maria Fileti e la famiglia La Rocca, dell’alloggio di transito a Bisconte.