Prima le 11 ore contestate, poi lo spiraglio di poter arrivare a 14, adesso la sorpresa che addirittura si potrebbe toccare quota 18. Sulla stabilizzazione dei precari di Palazzo Zanca sembra ci sia bisogno di un pallottoliere perché, è il caso di dirlo, a dare i numeri sono in tanti. Numeri che però confondono e scatenano timori, soprattutto quando in ballo c’è il futuro occupazionale di 300 storici contrattisti che, secondo la prima bozza del Piano del fabbisogno del personale, sarebbero stati stabilizzati ma a sole 11 ore settimanali, che si traducono in uno stipendio da 350 euro al mese. Il Decreto Enti Locali ha aperto la possibilità di aumentare il numero delle ore e ipotizzando una stabilizzazione spalmata in tre anni, a Palazzo Zanca è tutto ancora in discussione e proprio mentre in commissione consiliare si discuteva di stabilizzazione con i precari sono saltati fuori numeri che hanno confuso ancor di più le idee.
Durissimo il commento del consigliere Dr Nino Carreri. “L'amministrazione è chiamata alla responsabilità ed i giochi sulla pelle dei precari per favore evitiamoli" ha affermato Carreri, evidenziando la gravità di quanto accaduto ieri durante la seduta dedicata alle problematiche annesse alla stabilizzazione dei precari.
“Da mesi le organizzazioni sindacali si preparano al rush finale per la stabilizzazione dei 288 precari e discutono di cifre, personale in pensione, quote di sostituzioni e ipotesi di stabilizzazione a tempo indeterminato che vanno da 11 ore a 14 lavorative settimanali con punte massime previste negli anni a venire di 16 ore o al massimo di 18 ore. Per intenderci – ha proseguito Carreri – dopo 27 anni di precariato, il sogno della stabilizzazione potrebbe portare, ai contrattisti del comune, cifre che variano da 350 euro al mese alle 600, una miseria ed una soluzione di per sé inaccettabile per chi ormai rappresenta un asse portante della struttura comunale”.
Ma l’affondo del consigliere arriva proprio sui numeri che giravano ieri in commissione. “Non si può sottacere che le cifre comunicate dall’Amministrazione Accorinti alle organizzazioni sono “scandalosamente” diverse rispetto al quadro ufficiale fornitomi dall’Ufficio Ragioneria. Ho riscontrato un macroscopico errore, balzato peraltro subito agli occhi di qualche rappresentante sindacale, sui numeri del risparmio, riferito alle spese del personale, relativo ai 275 pensionamenti avvenuti tra il 2011 ed il 2014”. Secondo Carreri c’è una differenza di circa 2,3 milioni di euro tra il dato delle cessazioni del 2013 fornito alle organizzazioni sindacali e quello che invece risulta dai dati che il sottoscritto ha ricevuto dall’ufficio competente. “Una discrepanza importante che rimette in discussione tutta la partita che in molti, anche tra le organizzazioni sindacali, avrebbero voluto chiudere a 14 ore lavorative forse anche sulla base dello spauracchio di un possibile transito al Comune di personale della provincia regionale”.
Una differenza che cambia l’intero quadro. “Adesso – ha sottolineato Carreri – va tenuto in conto che il costo orario omnicomprensivo per tutto il personale contrattista è di circa 237.000 euro e che la quota del 50% calcolata sulla capacità assunzionale che salta fuori dalla differenza riscontrata di 2.300.000 potrebbe consentire un innalzamento consistente delle ore lavorative settimanali (circa 4 ore in più) al personale precario che arriverebbero quindi a sfiorare quota 22 ore settimanali nel 2017, traguardo più che dignitoso nel quadro economico complessivo di un Ente allo stremo come il Comune di Messina”. L’esponente Dr vuole pensare che si sia trattato solo di un grossolano errore nella trascrizione dei numeri e per questo richiama l'Amministrazione alla responsabilità. “La partita dei precari è una lotta tra la vita e la morte per tanti "ex giovani" e l'amministrazione a questo punto non ha più alibi, fuori i numeri giusti”.
E domani ci sarà un incontro tra il segretario Antonio Le Donne e i sindacati, probabilmente un primo confronto per iniziare a fare chiarezza.