Saranno rottamati 103 bus e l'80% tra dieci anni sarà elettrico: cosa prevede il contratto di servizio in tema di spese e rinnovo dei mezzi
MESSINA – Con un lungo dibattito (polemico) e una breve introduzione finale, la prima commissione ieri ha aperto di fatto la discussione in aula consiliare sul contratto di servizio Atm, che qualora approvato vigerà fino al 2034. Un arco temporale lungo che va di pari passo con la “strategia complessiva” sulla mobilità di cui ha spesso parlato negli ultimi anni il vicesindaco Salvatore Mondello.
Un concetto ribadito anche ieri in aula, così come la centralità dell’azienda in una Messina in cui si sta cambiando il paradigma della mobilità stessa, tentando di ridurre il caos veicolare incentivando il trasporto pubblico e la mobilità dolce (come l’uso di biciclette). Non a caso all’interno del contratto di servizio di Atm si parla anche di investimenti, definiti “interventi progettuali strategici” pianificati dall’amministrazione, che ha individuato in Atm il soggetto attuatore.
Quasi 160 milioni di euro di investimenti fino al 2034
Nel documento si legge che “complessivamente, l’ammontare degli investimenti fino al 2034, finanziati attraverso risorse pubbliche a carattere europeo, nazionale e locale è pari a 159,4 milioni di euro. Le risorse per 86,9 milioni di euro finanziano il rinnovo della flotta su gomma e la realizzazione dell’infrastruttura per l’approvvigionamento dei mezzi, 56,9 milioni di euro sono dedicati alla riqualificazione ed al potenziamento della linea tram, 13,8 milioni di euro allo sviluppo delle innovazioni tecnologiche e 1,9 milioni di euro alle attività di gestione sosta. A questi si aggiungono le previsioni di investimento (circa 400.000 € annui) in autofinanziamento che l’azienda ha in programma di effettuare nei 10 anni di affidamento, ad esempio per il miglioramento delle officine e per interventi sulla sede aziendale e in termini di efficientamento energetico”.
Le linee di finanziamento a cui si fa capo sono i fondi Fsc (fondo sviluppo e coesione, ndr) “cura del ferro” e “patto dello sviluppo”, i Pon Metro 14-20 e i Poc Metro, i Po-Fesr 14-20, le leggi 145 del 30/12/2018 e 472 del 07/12/1999, il fondo ex art. 202 del D. lgs 18 aprile 2016 n.50, il Piano strategico mobilità sostenibile (Psnms) e il Pnrr, Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Saranno rottamati 103 bus “vetusti”
All’interno del contratto di servizio c’è anche un focus interamente dedicato al rinnovo della flotta autobus. SI legge che questi investimenti “consentiranno di rottamare 103 autobus vetusti (su una flotta di 158 mezzi nella disponibilità dell’azienda al 31/12/ 2023, di mantenere il valore di età media del parco veicolare (in termini di media per il periodo 2024-2034) al di sotto del dato medio europeo pari a 7 anni, di ridurre in maniera determinante le emissioni di NMVOC, Nox, PM10 e CO2, grazie alla trasformazione ecologica della flotta autobus, che conterà l’80% dei mezzi full electric ed il 12% di mezzi ibridi al 2034”.
L’impatto sulle emissioni
Il tutto porterà a una riduzione delle emissioni di inquinanti che sarà calcolata a fine investimento. Ma la stima è di “diminuzione del 79% delle emissioni dei composti organici volatili non metanici (NMVOC), del 96% degli ossidi di azoto (Nox), dell’87% delle polveri sottili (PM10) e del 68% di anidride carbonica (CO2)”. In percentuale, se nel 2022 la flotta Atm contava l’85% di bus diesel, il 14% elettrico e appena l’1% ibridio, nel 2034 si punta ad avere l’80% dei mezzi gommati elettrici, il 12% ibridi e soltanto l’8% diesel. Un cambiamento non da poco.

Tante belle parole che servono solo ad impapocchiare la gente, bus cinesi e i cinesi ringraziano
…SAREI TRANQUILLO SE UNA VOLTA VI DEDICASTE ALL’ESAME DEL BILANCIO DELL’AZIENDA …
Perché anziché l’elettrico non ci spostiamo su autobus a idrogeno? prodotti in Italia. La possibilità per l’Azienda di produrre l’idrogeno con l’installazione di pannelli solari, che in ogni caso servirebbe anche per la ricarica dei bus elettrici. Il futuro è l’idrogeno non l’elettrico