Giuseppe Aldo Parisi e Salvo Irrera sono stati nominati coordinatori e portavoce. L'obiettivo è affrontare insieme le problematiche del territorio fragile
S. TERESA – Prende vita il Cicc – Coordinamento Jonico Comitati Civici e Associazioni. Nel corso di una riunione nel Palazzo della Cultura di S. Teresa sono stati nominati coordinatori e portavoce il prof. Giuseppe Aldo Parisi e Salvo Irrera, presidente del Comitato Jonico Beni Comuni.
Del coordinamento fanno parte comitati civici (Comitato Jonico Beni Comuni di S. Teresa Riva, Comitato “Giù le mani da Mazzeo”, “Comitato Difendiamo Itala-La Verità Sempre”), associazioni (Acaim, Anpi, Patrimonio Sicilia, Tamaricium di Furci Siculo, Comitato pro Palestina) e singoli cittadini. Sul tavolo di lavoro diverse tematiche: dalla realizzazione della nuova rete ferroviaria a doppio binario, con tutte le problematiche connesse come lo smaltimento e trasporto dei materiali di scavo, alla fragilità del territorio dal punto di vista geo-morfologico, con la necessità di programmare interventi adeguati.
Il coordinamento jonico nasce dalla comune consapevolezza che i molteplici problemi della zona richiedono risposte a livello comprensoriale per essere veramente efficaci: i comuni presentano, infatti, caratteristiche e problematiche molto simili. La necessità, indicata dal coordinamento, è che tale consapevolezza cresca anche nella coscienza dei cittadini.
Un territorio fragile
La prima problematica presa in esame dal Cicc è quella relativa alla fragilità di un territorio che presenta prevalentemente una pendenza superiore al 40%, mentre le superfici pianeggianti non interessano che una minima parte. “Una morfologia così accidentata – spiega il coordinamento – incrementa sensibilmente le possibilità di frane, erosioni e smottamenti nelle aree a forte acclività; alluvioni e straripamenti dei corsi d’acqua nelle aree vallive. Dal punto divista geologico poi i terreni sono costituiti per lo più da rocce con frantumazioni che favoriscono le numerose sorgenti, ma anche l’instabilità dei suoli e la frequenza di alluvioni. Da tale ordine di considerazioni appare evidente che la difesa del suolo e degli arenili, fenomeni correlati, si pone come elemento di fondo per lo sviluppo del territorio e delle sue attività”.
La cementificazione e l’abbandono delle aree interne
Il Cicc sottolinea come la “difesa del suolo negli ultimi decenni sia stata ostacolata non solo dagli incrementati usi extra-agricoli del territorio (urbanizzazione, con connessa speculazione edilizia, e viabilità)”, ma anche dalla politica “che negli anni ha depotenziato il ruolo della forestale, sia nel numero degli addetti, sia per la riduzione delle funzioni”.
“Anche questi aspetti – denuncia il coordinamento – stanno favorendo l’abbandono delle aree interne: basta citare il caso del Comune di Casalvecchio, che nel 1911 registrava 4.046 abitanti, mentre nel 2019 ne contava solo 737; e lo spopolamento oggi si sta accelerando. Questo esempio vale per tutti i Comuni delle aree interne e all’abbandono delle persone si accompagna l’intensificarsi degli incedi estivi”.
Il Cicc, quindi, per la messa in sicurezza del territorio chiede quindi un piano straordinario di interventi, dotato delle necessarie risorse finanziarie e di un programma di rilancio delle attività agricole nelle aree interne. “Da subito, poi – conclude il coordinamento dei comitati e delle associazioni – si devono riorientare in funzione di difesa ambientale gli interventi del Corpo Forestale”.
