Appuntamento con gli zampognari dei Nebrod e dei Peloritani per immergersi nell'antica atmosfera natalizia e riscoprire l'antica tradizione dei ciaramiddari, depositari di una nobile produzione musicale che rischia di scomparire.
Via cappa e pennacchio dei contadini. O anche sì, il costume folkloristico non guasta. Non è quella però l’anima dello zampognaro e della musica che promana da questo antico strumento.
E’ la poesia dei sentimenti popolari – la nostalgia, l’appartenenza, il fervore religioso, il racconto della storia di una comunità. Oggi questo antico strumento rischia di scomparire ma a Galati Mamertino non soltanto si suona ma si continua a produrre.
Appuntamento il 6 gennaio, quindi, nel borgo montano, con “Minnu Mannu Lu Ciaramiddaru”, La Festa della Zampogna organizzata dalla Pro Loco di Galati Mamertino e dal Centro Studi Flok M. Mancuso di Ficarra.
Dalle 16.30 a notte fonda, tra la Chiesa del Rosario ed altri angoli caratteristici del borgo nebroideo, i “ciaramidari” suoneranno e racconteranno, ed a sera lo faranno intorno al fuoco dei Pagghiari dell’Epifania.
Alla luce dei falò, nei quartieri del borgo nebroideo, sarà possibile assaggiare la ricotta fresca locale, bere vino e degustare altre specialità tipiche.
Insomma immergersi per alcune ore nell’atmosfera che una volta si respirava lungo le strade tortuose di pietra e le piazzette del paese, nelle sere delle feste natalizie.
Nel pomeriggio interverrà inoltre il professor Mario Sarica, etnomusicologo e ricercatore. Sarà inoltre possibile osservare come si assembla una zampogna, presso le botteghe degli artigiani.
Il festival vuole attualizzare la tradizione della zampogna senza far perdere la propria anima e radici facendo emergere, dietro l'immagine stereotipata del cantore pastorale, l'esistenza di repertori musicali finissimi, riconoscendo nei ciaramiddari autentici portatori di cultura, testimoni ed interpreti di quelle stesse tradizioni.