Uno spettacolo in cartellone ai Magazzini del Sale di Messina con Aura Ghezzi e Tolja Djokovic
MESSINA – Il perturbante legame sororale nella fiaba nordeuropea, nel repertorio biblico e in quello del mito. Aura Ghezzi e Tolja Djokovic sono state le intense interpreti di una “ mise en espace” andata in scena il 21 e 22 marzo presso i Magazzini del Sale: lo spettacolo “Discorso delle Dorotke – Reading per due sorelle”. Una produzione tostacarusa con il sostegno di E. Production e Z.I.A.
Discorso delle Dorotke, letture per due sorelle
Il laboratorio tostacarusa, ispirato alla musa catanese Goliarda Sapienza, ruota intorno a esplorazioni performative che l’informale compagnia intende mettere a punto.
Ex compagne di classe al liceo, con intenso legame amicale, Aura e Tolja si sono ritrovate artisticamente nel 2018, unendo passione e testardaggine al servizio di un percorso tenace e persistente nel segno della Sapienza.
Il discorso delle Dorotke è parte del progetto “Con la lingua sulla lama”, incentrato sull’ apporto al contemporaneo del patrimonio folcklorico delle fiabe d’Europa.
Il progetto più generale, di cui la performance è uno “spin off”, si rievidenzia, vuole giungere al recupero della forma narrativa fiabesca che si è andata perdendo, interrogandosi sul senso della stessa quale autentico modello antico che si innestava nel quotidiano del passato.
T. Djokovic è stata altresì drammaturga e regista della pièce.
Il racconto può dirsi muova dalla struttura fiabesca popolare, per giungere a repertori contemporanei, passando attraverso rimandi biblici e a quelli del mito.
Il conflitto è stato studiato dunque attraverso contaminazioni altre, come con gli universi cinematografici e teatrali.
L’incipt, si è detto, ha trovato genesi nel testo favoleggiante “Le due Dorotke”, con provenienza dall’Europa dell’est, è proseguito con riferimento a “Le fate” di Perrault, fino a giungere alla famosa coppia costituita da Jane e Blanche Hudson in “Che fine ha fatto baby Jane?”, passando per il duo di sorelle del repertorio biblico, quali Maria e Marta di Betania , e, ancora, i personaggi sofoclei Antigone e Ismene.
Si è lavorato sui testi, prendendo il tema del doppio e moltiplicandolo, nella costruzione di un gioco labirintico di specchi ove le voci si sono intersecate.
Si è indagata la sorellanza, attraverso un cammino tortuoso, cerebrale e poetico in uno, ove due corpi e le rispettive parole sono stati tutto ciò che è avanzato.
Fra tanti inciampi la mai scontata solidarietà è stata concepita come fine da perseguire, comportando e presupponendo il crescere, con prese di distanza da modelli e diktat, e percorrendo la propria zona nera e insondabile, per giungere a un sereno confronto del femminile con il femminile.
La performance è stata scabra fin nell’essenza e si è avvalsa della forte presenza scenica delle due attrici che hanno narrato storie ed evocato immagini per una simbiosi che è stata comunque punto di arrivo, alla quale si è potuti davvero addivenire solo dopo indaginose ricerche, che hanno presupposto tradimenti e separazioni.
Sovente la rappresentazione è apparsa appesantita dall’impianto filosofico un po’ troppo denso, che non ha reso facile l’ascolto e la comprensione, anche per una, compiaciuta cripticità, talora sovrastante.
E’ sembrato in definitiva più uno studio di scandaglio intorno alla tematica, irta di contraddizioni, dell’essere sorelle, che uno spettacolo teatrale compiuto, ma ciò si ritiene ne sia stato effetto voluto.
In ogni caso se ne deve di certo apprezzare l’intento e la cura nell’indagare la tematica relazionale, a partire dalle sorelle protagoniste delle fiabe popolari con i loro forti contrasti, Sorella e Orfana, con doti e destini differenti, poichè profondamente antitetiche (viziata e vessata, sgarbata e gentile, misera e ricca, etc)
La sorella è simbolica di una parte del sé e l’identità di ognuna si definsce in opposizione a quella dell’altra. Staccandosi dalla sorella si giunge a perdere una parte di sé, del proprio interiore magma.
Il legame sororale, insomma, è ricco di sfumature in un percorso che si fa cunicolare. E il corpo in movimento deve necessariamente seguire la parola.
In ognuno di noi albergano evidenti polarità e così, la sussistenza di una coppia formata da buona/cattiva deve indurci a ragionare su obbedienza e conformismo ed i loro opposti, quali disubbidienza e anticonformismo, con forza rivoluzionaria e aura di innovazione volte a capovolgere quel paradigma consolidato della valutazione che fiabe e miti includono.
L’interpretazione delle artiste romane, già al debutto a “La Milanesiana” nel giugno 2023, è stata di certo il perno della rappresentazione, che non si è avvalsa di una scenografia, pur minimale, atteso che è stata in allestimento l’attrezzatura funzionale “tout court” (leggii, microfoni e sgabelli).
La consulenza musicale di Federica Raja ha assunto uno specifico ruolo, scandendo, attraverso suoni strumentali ben caratterizzati, in specie la prima parte del reading.
Il gradimento del pubblico è stato ben espresso.
