LA STORIA Il 118 è giunto a Castelmola 20 minuti dopo il parto, avvenuto in sicurezza grazie alla Guardia medica. Cosa sarebbe accaduto senza? Criticità e prospettive della Continuità assistenziale. A colloquio col dottore Giancarmelo La Manna
di Carmelo Caspanello

Le doglie nel cuore della notte. La telefonata al 118 per la richiesta dell’ambulanza. E, contestualmente, la chiamata di una vicina al presidio di guardia medica. Dal quale il dottore è giunto in pochi minuti, in tempo per un soccorso di successo che ha consentito ad una mamma di 33 anni di Castelmola di dare alla luce una bellissima bimba nella propria abitazione, con l’assistenza di un medico, alle 4 del mattino. Il tutto in attesa che arrivasse l’ambulanza (partita da Giardini Naxos) con i medici a bordo, che hanno provveduto a tagliare il cordono ombelicale, prestare altre cure con le strumentazioni a loro disposizione alla donna e alla neonata e trasportarle all’ospedale “S. Vincenzo” di Taormina.
La storia motivo di riflessione sui tagli
Mamma e figlia hanno già fatto rientro a casa e stanno bene. La loro storia, a lieto fine, ha destato curiosità (ormai è molto raro che un parto avvenga in casa) ed ha aperto importanti riflessioni tra i cittadini ed anche tra i medici, sull’importanza dei presidi sanitari di prossimità. Quella del dottore della Guardia medica di Castelmola si è rivelata una presenza preziosa, motivo di sicurezza in un piccolo Comune che, come tanti altri, rischia di essere vittima del decremento demografico e della legge dei numeri sulla quale si basano i decreti che portano alle chiusure di tanti punti di riferimento territoriali.
Cosa sarebbe accaduto senza il presidio di prossimità?
Cosa sarebbe accaduto senza il presidio di Guardia medica a Castelmola? Di certo la sicurezza garantita dal medico sarebbe venuta meno, il coro unanime in paese, felice per il lieto evento, Ma non solo. Il timore della paventata chiusura dei piccoli presidi sanitari di prossimità preoccupa e non poco. A dare il colpo di grazia, il numero ridotto di medici. Ma non è solo questo il problema. Ne abbiamo parlato con il dottore Giancarmelo La Manna, responsabile nazionale della Continuità assistenziale (nonché presidente provinciale) del sindacato Snami.
La Manna: “Il futuro passa dalla Casa di comunità. Ma attenti ai piccoli centri”
“Questa bellissima storia – spiega La Manna – è l’emblema dell’importanza della continuità assistenziale. E mi riporta con la mente all’attitudine al dover risparmiare nel mondo sanitario andando a chiudere dei presidi di continuità come avvenuto nel 2007 con decreto dell’allora assessore regionale, 43 in tutta la Sicilia. Tra essi quello della blasonata Taormina. Abbiamo una città, la Perla dello Jonio, con flussi importanti che non ha presidio di continuità e nemmeno la guardia medica turistica. O un punto di primo intervento”. La Manna spiega carenze e prospettive per quanto riguarda i presidi sanitari di prossimità, soffermandosi sulla “Casa di comunità”, il nuovo sistema che dovrebbe far superare l’era dei medici di famiglia così come l’abbiamo conosciuta e vissuta. “Ma – sottolinea La Manna – bisogna stare attenti alle piccole comunità dove, come abbiamo visto nella storia presa ad esempio, una Guardia medica può fare la differenza”. (IN ALLEGATO L’INTERVISTA INTEGRALE) Carmelo Caspanello
