Alla Regione giunge una lettera-denuncia del segretario aziendale della Cisl Bitto. Che dipinge un quadro che assume i contorni dell’ennesimo scandalo “patrocinato” dalla politica
I riflettori della Corte dei Conti punteranno dritto su Messina. Su viale della Libertà, in particolare, lì dove ha sede, proprio di fronte allo splendido mare dello Stretto, l’Ente Fiera. Questa è l’indiscrezione che arriva da Palermo, dove sulla scrivania dell’assessore regionale alle Attività produttive Marco Venturi è giunta una corposa lettera-denuncia firmata da Giovanni Bitto, da anni dipendente dell’ente stesso, segretario aziendale della Funzione pubblica della Cisl. Una lettera nella quale si fanno le pulci ad anni e anni di gestione dell’ente, compresi gli ultimi targati Fabio D’Amore, e dalla quale emergono fatti e circostanze da allarme rosso. Si parte da una constatazione: dal 2000, ormai, la Fiera è commissariata. Dieci anni di nomine ovviamente con matrice politica. Dieci anni di «disinvolta gestione», condita da un primo dato: dall’aprile 2009 l’Ente è privo di un collegio dei revisori. Uno dei motivi che induce il segretario aziendale della Fp Cisl a chiedere «un’ispezione commissariale, al fine di fare chiarezza amministrativa sui conti e la gestione delle risorse finanziarie dell’ente, specie in questi ultimi anni».
Già, gli ultimi anni. «L’attuale commissario – si legge nella nota – così come anche altri che lo hanno preceduto, ha creato dei rapporti di lavoro, general manager, project leader (non previsti dal regolamento dell’ente), co.co.co. ed altri di cui si sconosce la natura, stante la mancanza assoluta d’informazione e di concertazione con i sindacati. Queste figure sono servite a sostituirsi agli uffici ed al personale dell’ente, spogliandoli dei loro compiti istituzionali, con una gestione tutta da verificare da parte dell’organo di vigilanza, con notevolissimi costi per l’ente. Creando presupposti per future rivendicazioni di assunzione, così come è succeso per i rapporti di lavoro creati dai precedenti commissari, facilmente verificabili dal nutrito contenzioso in atto esistente davanti al Tribunale del lavoro». In sostanza, decine di contratti a progetto, che rinnovati di volta in volta hanno creato i presupposti e dunque i requisiti per l’assunzione a tempo indeterminato. Il tutto senza evidenza pubblica, interessando, denuncia Bitto, anche persone «vicine al commissario», come il general manager e il project leader, in precedenza assessori designati in campagna elettorale quando D’Amore era candidato sindaco, o come il cognato dello stesso D’Amore, nominato esperto in materia di organizzazione e gestione del personale. Circa 20 le persone interessate, con «costi per centinaia di migliaia di euro». Rapporti di lavoro in gran parte rinnovati anche ques’tanno, senza alcuna somma accantonata per il Tfr.
La grave situazione dell’Ente Fiera è chiaramente figlia di tutte le gestioni che si sono susseguite negli anni, anzi, va anche detto che un’azione di risanamento, almeno dal punto di vista dei debiti, l’attuale commissario D’Amore l’ha avviata. Ma le ombre restano, così come i decreti ingiuntivi e i pignoramenti (l’ultimo pochi giorni fa, portati via da viale della Libertà arredi, quadri ed altri beni, vedi correlato in basso). Nel 2005 e nel 2006, specifica Bitto, negli anni in cui commissario era Nino Bartolotta, furono una decina gli assunti senza concorso o evidenza pubblica, tra tempo indeterminato e determinato. E coloro i quali erano a tempo, dopo tre anni di servizio instauravano cause di lavoro chiedendo la trasformazione del rapporto a tempo indeterminato (e quale giudice darebbe loro torto?). «Non esiste un dipendente – fa notare nella sua denuncia il segretario aziendale della Cisl – che non abbia un contenzioso con l’ente per rivendicazioni varie». Il tutto con «spropositato monte ore di lavoro straordinario» per alcuni dipendenti e, al tempo stesso, orari di lavoro rispettati da pochi, troppo pochi. Pare quasi banale dire che è necessaria una svolta. Così come è necessaria, secondo quanto chiesto da Bitto alla Regione, «la nomina di un commissario non politico, con incarico ad acta, che affronti l’attuale situazione dell’ente e che di concerto con l’assessorato e con le forze sindacali programmi il futuro dell’ente e del personale dipendente».
