Di fronte ad una morte prematura e tragica non ci sono parole.
Tutto ciò che si dice, che può essere detto, è superfluo.
Allora al di là della costernazione e della solidarietà, per coloro che sono coinvolti, occorre tacere, nel rispetto di un dolore sconfinato.
Ma non si può e non si deve tacere verso chi è causa di violenza e verso chi pratica la violenza.
Qualunque sia la fede politica o il ruolo sociale.
E soprattutto non si può tacere, quando a scatenare la violenza è un alibi come il tifo sportivo.
Essere tifoso di una squadra, non è certamente scagliare pietre o distruggere tutto ciò che si incontra, scatenare odio e nutrirsi di odio, facendo di quell’odio una bandiera che non ha i colori della squadra del cuore.
Lo sport, qualsiasi esso sia, è splendido, e l’agonismo “sano- che da esso deriva, è legato alla sua natura.
Chi pratica lo sport per mestiere, e con tutta l’anima, sa quante rinunce e sacrifici occorre fare e merita tutto il nostro rispetto e stima.
E il vero tifoso segue il suo sport, la sua squadra, con trepidazione ed affetto, gioisce e soffre con lei, ne apprezza le qualità e ne rileva serenamente i limiti o i difetti.
Il vero tifoso certamente non uccide, non organizza rappresaglie ed agguati, non scatena guerriglie urbane che causano solo vittime innocenti.
NO, chi fa questo non è uno sportivo né un tifoso.
Perciò non chiamatevi tifosi, non lo siete.
Sara Rodilosso